La verità che nascondono i negazionisti del covid-19

Coronavirus, lockdown, sono queste le parole più utilizzate del 2020. Quasi tutti abbiamo imparato a convivere con l’emergenza sanitaria. Tuttavia, alcuni irriducibili sottovalutano la diffusione e la stessa pericolosità del virus, addirittura ne negano l’esistenza: i “negazionisti”.

Vari tipi di negazionisti

Il profilo del negazionista non è univoco: alcuni negazionisti sono tali perché hanno paura di essere contagiati dal virus o di perdere il lavoro; altri negano o sottovalutano fortemente la presenza del virus ritenendolo ancora oggi una normale influenza annuale; altri ancora creano una versione del mondo completamente distorta riferendosi alle famose “teorie complottiste”, secondo cui il virus sarebbe stato creato in maniera artificiale a Wuhan per agevolare la speculazione delle lobbies farmaceutiche.

Le motivazioni del negazionismo

Come mai, nonostante tutte le evidenze mediatiche e le testimonianze dei malati, queste persone continuano a negare il covid?

Generalmente, di fronte ad un evento doloroso la negazione o diniego può essere un meccanismo di difesa mentale che permette di rifiutare quegli aspetti della realtà esterna che recano dolore, disagio e frustrazione. Negare o evitare eventi dolorosi può far sentire meglio. Di per sé la negazione di un aspetto doloroso della propria vita non è sempre un comportamento sbagliato; anzi, permette di continuare ad affrontare la vita di tutti i giorni anche dopo traumi che potrebbero comprometterla. Ma, se viene utilizzata in maniera sistematica può diventare un problema per la psiche. Nel caso del covid-19 negarne o sottovalutarne la presenza significa mettere in una situazione di pericolo sé stessi e gli altri. 

Come comportarsi?

E’ convinzione comune che il miglior modo per far cambiare idea a queste persone sia portare il maggior numero di evidenze possibili dell’esistenza del covid: immagini, video di ospedali pieni di malati, testimonianze di persone ospedalizzate ecc. sarebbero deterrente al negazionismo. Non funziona così: anche il negazionista sarà portato a ricercare più informazioni a conferma della sua teoria piuttosto che ascoltare il parere opposto (d’altronde anche la maggior parte delle persone che è consapevole della presenza del covid difficilmente accoglierà le informazioni negazioniste).

L’essere umano infatti non è così tanto razionale come si può pensare. Infatti molto più spesso di quanto si creda, le decisioni umane hanno natura irrazionale in quanto influenzate da emozioni e scorciatoie di pensiero che consentono rapidità a discapito della ponderazione.

Il dialogo non giudicante può essere il miglior terreno di confronto in cui il negazionista, compreso e accettato nonostante le sue posizioni, possa trovare empatia e accoglienza. Lo so, il dialogo non giudicante con i negazionisti è quasi improponibile per tutti coloro che, medici e infermieri sono tutti i giorni in trincea contro questo virus, ma non bisogna dimenticare che dietro al negazionista si cela una persona. Una persona che, in una situazione di difficoltà, sta facendo un enorme sforzo psicologico enorme nel negare il covid.

 

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