Conoscere, prevenire e contrastare la violenza sulle donne.

Foto di Kat Jayne da Pexels

“..E INVECE PENSA, NESSUNA CONSEGUENZA, DI TE SO STARE SENZA, NON SEI NECESSARIO ALLA MIA SOPRAVVIVENZA” (“NESSUNA CONSEGUENZA”, FIORELLA MANNOIA)

Oggi, 25 novembre è la giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Noto fortunatamente un grosso coinvolgimento da parte di persone, istituzioni, media e social network nel parlare di questo tema e nel fare sensibilizzazione. Ho visto anche tanti uomini parlare di questo argomento con molta sensibilità, segno che negli anni dei cambiamenti socio-culturali ci sono stati.

Tuttavia ritengo che ci sia ancora molto da fare per contrastare questo fenomeno. Sfortunatamente la pubblicità e l’informazione non è così efficace nel convincere un uomo a non essere violento nei confronti della propria partner e una donna a denunciare le violenze subite. Sì, perché l’uomo che è violento quando vede per esempio un post su facebook relativo alla violenza sulle donne, non pensa “cavolo ma sto proprio facendo del male alla donna con cui sto”, ma pensa: “io non sono un violento come quelli lì, mi fanno proprio schifo, non si può fare una cosa del genere verso le donne!”. Quindi nega completamente di essere una persona abusante!

Così una donna quando vede uno spot che suggerisce di farsi aiutare, di denunciare il proprio partner, non è così invogliata a chiamare un centro antiviolenza, perché vive nella paura. Paura che questo gesto possa essere la miccia che farà scatenare un’ulteriore violenza del partner.

Pertanto sarebbe utile che tutti sapessero quali sono i meccanismi psicologici che si attivano nell’uomo abusante e nella donna vittima, perché laddove si riconosca un’amica, una vicina di casa, una conoscente, un’allieva, una collega di lavoro implicata in queste dinamiche è importante saper fare la propria parte e aiutare chi è in difficoltà.

Le caratteristiche dell’uomo abusante

L’uomo abusante instaura delle relazioni sentimentali basate sul controllo del proprio partner. Nelle relazioni da lui instaurate infatti c’è un’asimmetria di potere fra lui e la donna, poiché è tutto nelle sue mani. L’uomo abusante infatti a discapito della sicurezza che ostenta, è un uomo fragile. Ha una personalità disturbata, una concezione di sé frammentata, ed è stato probabilmente vittima di violenza da parte delle figure di riferimento. Pertanto per “stare in piedi” ha bisogno di una vittima da poter controllare, perché questo comportamento gli dà modo di “incollare insieme” tutti i suoi pezzi frammentati. Non a caso i femminicidi avvengono spesso nei casi di separazione proprio perché l’uomo non è assolutamente in grado di stare da solo.

Come esercita quindi il controllo sulla donna? Tramite violenza: fisica, calci, pugni, schiaffi; psicologica, intimidazione, minacce, denigrazione, svalutazione, insulti; sessuale; economica (meno frequente rispetto a quelle precedenti ma comunque presente), controllo ossessivo delle spese, tenersi per sè i soldi dello stipendio. Infine utilizza delle strategie mentali che portano la vittima a sentirsi svalutata, ma soprattutto a non chiedere aiuto. Queste strategie sono l’isolamento dai propri affetti (famigliari, parenti, amici), le minacce di violenza, e infine convince la vittima di avere delle percezioni sbagliate. Ovvero le fa credere che non è vero che lui è violento nei suoi confronti, anzi è lei che lo provoca, quindi la colpa è della donna. Questo fenomeno si chiama gaslighting.

Le caratteristiche della donna vittima

Come può quindi una donna prendere l’iniziativa di denunciare il proprio partner quando vive continuamente sotto minaccia? Vivendo in questo stato la donna è molto impaurita. Non cerca quindi di fuggire ma di sopravvivere, con l’idea prevalente di non innescare la rabbia e la violenza del partner. Inoltre essendo influenzata dalle strategie mentali dell’uomo, è convinta di essere lei quella sbagliata, quella che ha le percezioni sbagliate della realtà. Una sorta di Sindrome di Stoccolma. Quindi pensa di meritarsi le botte e le denigrazioni che riceve.

Ciclicità della relazione sentimentale

In una relazione sentimentale violenta, spesso pensiamo che le violenze e gli abusi siano continui. Non è così. Ci sono delle fasi nella relazione basate su un’altalenanza di “luna di miele” e di degenerazione. Infatti capita che dopo l’episodio di violenza l’uomo gratifichi la propria partner, che chieda scusa per quello che ha fatto ammettendo di aver esagerato e dicendo che non si comporterà più così. Dopo questa fase risale l’aggressività, l’ostilità e la rabbia che sfoceranno nuovamente in violenza. Dopo questa tornerà la fase luna di miele e così via. Così la donna rimane nella convinzione che prima o poi il proprio compagno/marito cambierà e che migliorerà. Questo purtroppo sappiamo tutti che non succederà.

Capita spesso infatti che molte donne facciano denuncia, ma che poi la ritirano con la speranza che il partner possa cambiare il suo comportamento.

Come possiamo contribuire a contrastare questo fenomeno?

Bene abbiamo pubblicato il post su facebook, ci siamo messi il rossetto sulla guancia, abbiamo fatto un flashmob, ma possiamo fare qualcosa ancora più utile. Quando ci accorgiamo che una donna vicino a noi si trova in una condizione che ho elencato qui sopra e temiamo che possa essere vittima di violenza, non aspettiamo la prossima escalation. Chiamiamo subito il 1522, chiediamo informazioni su come possiamo essere d’aiuto. Non nascondiamoci, anche noi possiamo fare la nostra parte e possiamo aiutare davvero e possiamo insieme sconfiggere questo terribile fenomeno.

Vuoi avere ulteriori informazioni su questo tema? segui il webinar gratuito di un’ora su questo link: https://www.igeacps.it/courses/seminario-gratuito-online-la-violenza-sulle-donne-riconoscerla-per-intervenire?igea_referral=Stagnaro

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