Aumenta la tua produttività e riduci le distrazioni con la mindfulness!

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ti distrai spesso? Impieghi più tempo del necessario a concludere cose che potresti finire prima? Sul lavoro ti senti meno produttivo? La tua mente è spesso distratta da pensieri che ti rendono più cupo, triste e preoccupato? Molto probabilmente hai difficoltà a focalizzare l’attenzione in maniera efficace.

In questo articolo spiegherò cosa è l’attenzione e in che modo è possibile migliorare la sua qualità per ottenere dei benefici nella quotidianità.

  • 1. L’attenzione
  • 2. Il “mind wandering”
  • 3.Come aumentare la propria capacità di attenzione con la mindfulness

1. L’attenzione

Il termine attenzione viene utilizzato spesso nel linguaggio quotidiano, ma non sempre in modo appropriato. Innanzitutto, è opportuno distinguere il termine attenzione da quello di arousal: arousal indica lo stato di attivazione cerebrale, suscettibile di modifiche continue durante l’arco della giornata. Volendo esemplificare, un individuo possiederà un’arousal neurale diverso a seconda sia addormentato o vigile poiché esso si manifesta come un continuum dal sonno profondo all’estrema vigilanza. È evidente che un soggetto addormentato è meno attivo e quindi meno attento agli stimoli rispetto a un soggetto vigile. Ovviamente attenzione e arousal sono in relazione l’una con l’altra: ma in che modo? Come l’arousal può variare da uno stato molto basso (addormentamento) a uno molto alto (eccessiva vigilanza), parallelamente l’attenzione si esprime nella capacità della persona di saper convogliare le proprie risorse cognitive verso le informazioni o gli stimoli reputati importanti.


È cosa nota che l’attenzione abbia limiti temporali: gli studi di neuroscienze (confermando il senso comune) dimostrano che non è possibile infatti focalizzarsi attivamente su uno stimolo per troppo tempo e che sia assai difficile prestare attenzione a più di una cosa alla volta: solo se l’individuo si trova in questa necessità, la qualità dell’attenzione diminuisce nettamente. Come se non bastasse la nostra mente tende a distrarsi spesso abbandonandosi a quel fenomeno che gli esperti chiamano “mind wandering”: comunemente fantasticare, pensare e a sognare ad occhi aperti!

2. Il “mind wandering”

Il “mind wandering”, propriamente “mente che vaga”, è il fenomeno in cui la mente del soggetto distoglie l’attenzione da ciò che sta facendo per dirottarla verso pensieri, sogni, preoccupazioni e simili. È un fenomeno universale e assolutamente naturale: chi può negare di esserne stato interessato?? Uno studio dell’Università di Harvard testimonia che la mente umana versa in questa modalità per quasi il 50% dello stato di veglia giornaliera. La mente che vaga non deve essere però totalmente demonizzata: aiuta infatti le persone a pianificare gli eventi, stimola la creatività, migliora le prestazioni nei compiti di problem-solving e soprattutto sa “intrattenere” nei momenti di noia.


Certo, divagare con la mente più del normale non è molto utile: gli studi dimostrano che questo fenomeno ha pesanti ricadute negative sull’attenzione, sulla memoria, sulle capacità intellettive e sulle emozioni. Distrarsi continuamente rende infelici. Come infelici? Perché si diventa “schiavi” dei propri pensieri. Questi se rivolti al proprio passato hanno il carattere di pensieri giudicanti e colpevolizzanti, del genere “ho sbagliato”, “è colpa mia”, “avrei dovuto fare così” e “se avessi fatto così a quest’ora..”. Altre volte possono essere rivolti con conseguente caratterizzazione ansiosa e catastrofica del genere “il futuro andrà male”, “non riuscirò mai a ottenere quello che voglio”, “fallirò!”.


Come è ovvio distrarsi spesso può avere gravi ricadute nel mondo della scuola e del lavoro. Se uno studente universitario si distraesse spesso nella preparazione degli esami potrebbe avere problemi nell’organizzazione e nel superamento degli stessi con conseguenti ritardo e frustrazione. Similmente in ambito lavorativo la distrazione può comportare ritardi nel rispettare le scadenze e conseguenti richiami disciplinari dal datore di lavoro.
Come si può quindi essere meno distratti e quindi più felici e produttivi?

Attraverso la mindfulness!

3. Come aumentare la propria capacità di attenzione con la mindfulness

Perché la mindfulness è il metodo più indicato per ridurre le distrazioni? Semplicemente per la sua versatilità: la mindfulness infatti può essere praticata sia per aumentare l’attenzione nelle normali faccende quotidiane (ad es. lavare i piatti, lavarsi i denti, fare le pulizie in casa, camminare..) sia per canalizzare il focus della persona su un oggetto specifico (respiro, parte del corpo, i suoni, i pensieri) attraverso la meditazione vera e propria. Quante volte non ci rendiamo conto di aver fatto qualcosa perché avevamo la testa per aria? Quante volte non troviamo le chiavi perché al momento di riporle la mente era sconnessa dal presente?


Ovviamente la mindfulness va praticata regolarmente e con costanza. Numerose evidenze scientifiche hanno palesato che praticare regolarmente mindfulness produce cambiamenti stabili nel cervello; nel caso specifico la mindfulness aumenta le dimensioni della corteccia cingolata anteriore con conseguente incremento dell’auto-regolazione attentiva e della capacità di focalizzazione.


In altre parole, praticare regolarmente la mindfulness aiuta ad essere più produttivi, più soddisfatti, più felici e meno distratti da stimoli esterni o interni, riducendo i tempi di realizzazione delle nostre incombenze.
Perché non provare?


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